Incontinenza Urinaria
TROVA CENTRO

L’incontinenza in età pediatrica è un problema probabilmente sottostimato, perché il bambino deve progressivamente imparare a controllare la minzione e questo, si sa, è un processo lento e progressivo. La sottostima consiste nel sottovalutare l’importanza psicologica per il bambino del controllo della minzione. Talvolta l’incontinenza è causa di sofferenza e di disagio ma viceversa molto spesso è “il sintomo di un disagio”, in alcuni casi può avere una causa organica, cioè può essere dovuta a malformazioni che vanno opportunamente riconosciute e risolte.

 

Alcune informazioni sul percorso di apprendimento della continenza

Si crede comunemente che nel bambino la minzione sia un fenomeno automatico, ma in effetti le cose sono un po’ più complesse. Sicuramente la minzione si inserisce all’interno del ritmo sonno/veglia, cioè di quell’alternarsi giornaliero dello stare svegli e del dormire che riguarda anche gli adulti, ma che è molto diverso nei primi mesi di vita e cambia ancora in età infantile. Già in epoca fetale il bambino non urina se non quando è sveglio. Dopo la nascita la minzione è davvero poco frequente: possono trascorrere anche 12-24 ore senza che il neonato faccia pipì per la prima volta. Dopo la prima settimana la frequenza minzionale aumenta e raggiunge il suo picco a 2-4 settimane, allorché il bambino urina circa ogni ora. La frequenza, successivamente, si riduce e si stabilizza all’incirca dal sesto mese con 10-15 minzioni al giorno, che diventano 8-10 dopo il primo anno di età. Contemporaneamente i volumi di urina emessi aumentano di 3-4 volte. Durante il sonno, anche nel neonato, la vescica è quiescente e la minzione si accompagna al risveglio, come è stato dimostrato da studi che impiegavano l’elettroencefalografia. Nell’arco del secondo anno di vita si sviluppa la capacità di percepire che la vescica si sta riempendo e quindi il bimbo diventa progressivamente sempre più consapevole del desiderio di urinare. Contemporaneamente nel secondo e terzo anno di vita si sviluppa anche la capacità di inibire la minzione. Pertanto, in questa fase della vita, i genitori possono iniziare a educare il bambino a fare pipì quando è socialmente più conveniente. Aiuta in questo senso anche il fatto che il bambino diventa anche lui più socievole e quindi più aperto al gioco con i suoi coetanei e allo stare in compagnia.

 

L’incontinenza è più frequente nei bambini o nelle bambine?

L’incontinenza è più frequente nelle bambine in tutte le sue forme, sebbene possa coinvolgere anche i maschietti. Sono differenti per frequenza le cause di incontinenza nei due sessi.

 

Quali tipi e quali cause di incontinenza nel bambino?

Infezioni delle vie urinarie: le infezioni delle vie urinarie possono frequentemente provocare incontinenza nelle bambine. Le infezioni possono essere presenti anche nei maschietti, e in questo caso più frequentemente si associano a malformazioni delle vie urinarie. Vescica iperattiva: questa condizione indica in effetti una “sindrome”, cioè un insieme di sintomi a cui possono essere sottese varie cause. Il sintomo principale è l’urgenza minzionale, cioè lo stimolo quando arriva non è progressivo, ma si presenta da subito impellente. Il bambino deve correre in bagno altrimenti rischia di perdere pipì. Non è infrequente che il bambino assuma delle posizioni che lo aiutano a trattenere le urine (per esempio accoccolarsi oppure puntare i talloni a terra). A questo sintomo si associa la pollachiuria, cioè l’andare frequentemente in bagno. Molto frequentemente la vescica iperattiva è sostenuta da contrazioni involontarie della sua muscolatura (chiamata detrusore). La vescica in condizioni normali dovrebbe contrarsi solo quando noi decidiamo di urinare. Se vi sono contrazioni involontarie si può aver urgenza minzionale ed eventualmente incontinenza. Minzione disfunzionale: è più frequente nelle bambine e consiste nello svuotare incompletamente la vescica. Il numero di minzioni nella giornata è notevolmente ridotto (3 o meno) perché il bimbo trattiene a lungo. La costante contrazione dei muscoli della zona del perineo porta ad una incapacità di rilasciamento quando si urina (dissinergia fra vescica e sfintere) che, se non riconosciuta, accompagnerà l’individuo anche nell’età adulta. Questa disfunzione si accompagna anche a stitichezza. In casi estremi la vescica diventa ipoattiva, cioè a furia di contrarsi contro l’ostruzione opposta dai muscoli perineali si sfianca e diventa ipocontrattile.

 

Malformazioni congenite: più frequentemente nel maschietto l’incontinenza può avere cause organiche, legate a malformazioni congenite:

 

  1. ipospadia;

  2. epispadia;

  3. valvole uretrali posteriori;

  4. impianto anomalo di uretere.

 

Una condizione congenita particolare è la spina bifida: il bambino nasce con una incompleta chiusura del canale vertebrale e questo provoca un danno delle radici nervose sacrali (sindrome conale) che regolano il comportamento della vescica e del retto. Cause neurologiche: come detto, la continenza e la minzione hanno un complesso sistema di regolazione da parte del sistema nervoso. Un danno a questo sistema può provocare sia incontinenza che ritenzione.

 

Come si valuta un bambino affetto da disturbi urinari?

La vescica è per ognuno di noi un testimone inattendibile di sé stessa. In altri termini i sintomi spesso non rispecchiano il reale stato della vescica e quindi il vero disturbo, sia per quanto concerne le caratteristiche che la severità. Per i bambini bisogna aggiungere un altro elemento di difficoltà: lo sviluppo psicomotorio. Il bambino potrebbe non essere in grado di esprimere con accuratezza i suoi disturbi. È importante, quindi, coinvolgere attivamente sia il bambino (se l’età lo consente) che genitori, sia nella fase della diagnosi che della terapia. Si stima che oltre l’80% delle disfunzioni delle basse vie urinarie sia inquadrabile con metodiche diagnostiche non invasive:

 

  1. anamnesi: i genitori e il bambino stesso possono fornire preziose informazioni circa l’insorgenza dei sintomi, la durata, se questi sono presenti solo di giorno o anche di notte, se in passato sono state diagnosticate infezioni delle vie urinarie, se vi sono altri sintomi che lascino supporre patologie neurologiche, ecc;

  2. visita (esame obiettivo): serve ad escludere anomalie dei genitali che possono far supporre malformazioni congenite;

  3. diario minzionale: è la registrazione, almeno per 3 giorni consecutivi, dell’ora a cui il bambino va a far pipì e del quantitativo che evacua. Importante è anche annotare se lo stimolo è urgente e se vi sono perdite di urina. Talvolta, proprio perché, come già detto, possono essere associati disturbi dell’alvo, è utile annotare sul diario anche quando il bambino va di corpo;

  4. questionari di valutazione dei sintomi: aiutano a comprendere sia il tipo di problema, sia la sua gravità, sia la gravità del disagio al bambino;

  5. uroflussometria: il bambino viene invitato ad urinare in una sorta di vasino collegato ad un computer che rilascia un tracciato della minzione di cui si analizzano forma, picco del flusso, volume urinato, tempo della minzione; dopo la minzione, con una ecografia o con uno strumento chiamato “bladder scan” che si posa sull’addome, si valuta il residuo post-minzionale (vale a dire quanta urina rimane in vescica). Talvolta può essere utile associare alla uroflussometria una contemporanea elettromiografia di superficie, che ci offre informazioni sul corretto o non corretto rilasciamento muscolare del pavimento pelvico durante la minzione.

 

Come si cura l’incontinenza?

Ovviamente le malformazioni prevedono spesso un trattamento chirurgico di correzione, ma le disfunzioni si possono adeguatamente risolvere con trattamenti conservativi. Terapia comportamentale: il bambino deve urinare in completo relax, cercando di non spingere con l’addome. Il maschietto deve urinare in piedi, la femminuccia seduta, con le cosce ben divaricate e i piedi che poggiano a terra. Un buon criterio generale è che non trascorrano più di 3-4 ore fra le minzioni. Bisogna curare anche l’assunzione di liquidi: i bambini possono anche dimenticarsi di bere se per esempio sono presi dal loro gioco.  Non è in genere un buon consiglio quello di evitare i bagni della scuola perché sporchi. La dieta deve essere ricca di scorie. Bisogna prestare buona attenzione all’igiene dei genitali esterni. Riabilitazione del pavimento pelvico: i muscoli del perineo hanno importanti correlazioni con l’incontinenza e la minzione disfunzionale. Questi muscoli, tuttavia, non sono facili da riconoscere e controllare. Esistono specifiche tecniche di riabilitazione sia per il loro rinforzo che per il loro rilassamento.

Terapie farmacologiche: il loro uso in età pediatrica è davvero limitato, e riguarda soprattutto i bambini affetti da vescica iperattiva:

 

  1. farmaci antimuscarinici: sono compresse che intervengono a livello del rilascio di neurotrasmettitori vescicali. I nervi per comandare la contrazione della vescica rilasciano delle molecole con funzioni di “neurotrasmettitori”, cioè trasmettitori del messaggio per la vescica. I neurotrasmettitori incontrano sulla vescica dei “recettori” che li accolgono e da cui parte tutto il meccanismo di contrazione necessario allo svuotamento. I farmaci antimuscarinici competono con i neurotrasmettitori nell’occupare i recettori, impedendo che il messaggio di attivazione arrivi alla vescica.

  2. tossina botulinica: ancora in fase di sperimentazione in età pediatrica, consiste nell’iniettare la tossina botulinica direttamente nella parete vescicale, per evitare che questa si contragga involontariamente. È una terapia molto efficace nell’adulto, che ha buone prospettive di impiego anche in età pediatrica.

 

, Bari

Dott. Gaetano De Rienzo

Cura Incontinenza

batti l incontinenza in tre mosse

contatta l esperto

domande risposte e risposte sull'incontinenza

finco

giornata nazionale prevenzione

Con il contributo non condizionato di Allergan