Incontinenza Urinaria
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L’incontinenza urinaria è, per definizione, “una qualsiasi perdita di urina” che si verifichi in una persona adulta o in un bambino al di sopra dell’età in cui è fisiologico farsi la pipì addosso. È quindi senz’altro il sintomo di una problematica di natura clinica che può avere, a seconda della gravità, pesanti implicazioni nella vita sociale per il carico di imbarazzo che comporta e per il pesante condizionamento nella vita di relazione. In Italia ne soffrono all’incirca otto milioni di persone, fra maschi e femmine e, con l’aumento significativo dell’età media, sempre più individui corrono il rischio di diventare incontinenti e di dover sottostare, nei casi più incontrollabili, a questa pesantissima schiavitù.

 

Si tratta infatti, nella maggioranza dei casi, di una patologia nascosta che con l’ansia, la depressione e l’isolamento legati al timore di non controllare la propria vescica, incide pesantemente sulla qualità della vita, sui rapporti sociali, l’intesa di coppia e la sessualità. Si riconoscono vari tipi di incontinenza: incontinenza stabilizzata (classificata in base all’eziologia, in incontinenza da sforzo, da urgenza e mista) e transitoria, spesso frequente negli anziani dove la copresenza di altre patologie o infezioni, fecalomi o interazioni farmacologiche possono essere la causa della transitorietà del problema.

 

Troppo spesso ancora oggi si pensa che il frustrante pannolone sia l’unico rimedio per risolvere l’incontinenza urinaria: invece non è più così! Grazie alle nuove conoscenze cliniche e indagini diagnostiche, oggi l’incontinenza può essere ben diagnosticata, curata e quindi risolta con un’adeguata terapia. Importante è però capire con una corretta valutazione diagnostica il tipo di incontinenza di cui un paziente è affetto.

 

COME SI ESEGUE LA DIAGNOSI?

Le indagini diagnostiche, secondo le linee guida della Società Internazionale della Continenza (ICS), si basano su due momenti:

 

1. La valutazione iniziale che comprende l’anamnesi, l’esame obiettivo, l’esame delle urine e la misurazione del residuo post-minzionale. Il primo passo è sempre quello di un’accurata anamnesi che mira a scoprire se il paziente soffre di una patologia di base, come può essere il diabete, l’ipertensione, disordini neurologici, se assume farmaci particolari, nel caso di una donna se è mai stata sottoposta ad interventi uro-ginecologici anche per incontinenza o per prolasso degli organi pelvici. Successivamente è importante indagare sulla durata e le caratteristiche dei sintomi urinari (frequenza delle minzioni giornaliere e notturne, intervalli di tempo fra una minzione e la successiva, tempo massimo che intercorre fra percezione dello stimolo e minzione etc…) e la quantificazione della perdita di urina.

L’esame obiettivo deve includere una valutazione globale dello stato psico-neurologico e funzionale del paziente, l’eventuale presenza di anomalie congenite o masse pelviche. L’esame uro-ginecologico, deve valutare l’eventuale presenza di prolassi degli organi pelvici, la valutazione della tonicità e la forza contrattile del muscolo elevatore dell’ano tramite il test pubococcigeo, la sensibilità perineale. Importante inoltre è definire del grado di incontinenza mediante una valutazione definita “stress test”: la paziente a vescica piena è invitata a tossire sia in posizione ginecologica che in posizione eretta e l’esaminatore ricerca l’eventuale perdita di urina. Questo test risulta essere positivo nel 90% di casi di donne che soffrono di incontinenza da sforzo.

I l”diario minzionale” utile al fine di valutare i tempi di svuotamento, il numero degli episodi di incontinenza e del “test del pannolino”: per eseguire tale test ci si avvale di assorbenti pre-pesati che verranno utilizzati dal paziente durante le attività quotidiane sostituendoli per un arco di tempo variabile in base al protocollo utilizzato (1-24 ore). Il peso degli assorbenti rimossi sottratto il peso del pannolino di partenza ci aiuta a quantizzare l’entità della perdita. È importante inoltre avvalersi di questionari specifici che tengano conto della qualità della vita, dai questionari si può evidenziare anche il grado d’importanza che ha per la paziente la risoluzione del problema, cioè la motivazione a trovare un rimedio.

Altamente raccomandato è l’esame delle urine e la citologia urinaria per escludere la presenza di infezioni, di sangue, di cellule atipiche. La valutazione de residuo post-minzionale mediante esame ecografico o cateterismo per escludere il ristagno di urina, situazione che facilita l’infezione urinaria. Eseguita la valutazione iniziale, il medico può consigliare un ciclo di terapia comportamentale, farmacologica e/o riabilitativa. Nel caso in cui con tali terapie non vi siano miglioramenti clinici si deve passare alla seconda fase.


2. La valutazione specialistica che comprende esami diagnostici più sofisticati quali test urodinamici, radiologici ed endoscopici. Tali esami sono indicati soprattutto nelle incontinenze complicate e quando la risoluzione del problema può essere di tipo chirurgico. L’esame urodinamico che comprende vari esami (flussometria, cistometria, profilo pressorio uretrale, EMG), eseguibili singolarmente o variamente combinati fra loro è importante per differenziare i vari tipi di incontinenza urinaria. Esami endoscopici (cistoscopia: in genere non sono considerati esami fondamentali per lo studio dell’incontinenza urinaria ad eccezione dei casi di incontinenza da urgenza per escludere la presenza di una neoplasia vescicale o nel sospetto di una cistite inerstiziale. Esami radiologici.


Dott.ssa Donatella Pistolesi

 

Dott.ssa Donatella Pistolesi

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