Incontinenza Urinaria
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I “caregivers” sono persone che assistono i pazienti. Chi assiste (caregiver) un paziente può spesso trovarsi a gestire un problema di incontinenza urinaria e fecale, oppure al contrario una condizione di ritenzione, ossia di ostacolato deflusso dell’urina.  Ci possono essere diverse situazioni che il “caregiver” può trovarsi a gestire ed assistere, a seconda della malattia che ha colpito la persona:  

in caso di malattia neurologica cerebrale:

 

  1. nella grande maggioranza dei casi, in fase acuta il paziente è cateterizzato e comunque anche nelle situazioni meno gravi il ridotto controllo vescicale ed intestinale tende a migliorare dopo le prime settimane;

  2. se, dopo la rimozione del catetere vescicale si manifesta e persiste l'incontinenza urinaria, è possibile che il disturbo non sia direttamente collegabile alla vescica o all'intestino, ma possa essere conseguente ad un disturbo del pensiero (non si riesce più a dare attenzione allo stimolo ad urinare o svuotare l'intestino) o ad un problema di movimento (per una qualche forma di paralisi, ad esempio) associata alla difficoltà di avvisare della presenza dello stimolo stesso: queste due situazioni sono comuni nella fase stabilizzata della malattia;

 

in caso di malattia al midollo spinale:

 

  1. in fase acuta solitamente il paziente è cateterizzato; pertanto è difficile comprendere se è sottesa una condizione di incontinenza o ritenzione;

  2. successivamente (fase subacuta), il paziente può presentare comunque episodi di ritenzione o di incontinenza urinaria, anche se ha adeguatamente partecipato al percorso di riabilitazione; analoga situazione si verifica in caso di malattia in età scolastica;

  3. l'incontinenza è una delle principali complicanze che incidono negativamente sulla qualità della vita del paziente e che contribuisce ad aumentare la frustrazione ed il senso di inadeguatezza.

 

In caso di assistenza a persone che sono ancora in grado di svuotare la vescica e l’intestino volontariamente

il caregiver:

 

  1. si confronta con il medico ponendo attenzione soprattutto a farmaci che potenzialmente favoriscano l'incontinenza urinaria (i diuretici, ad esempio);

  2. favorisce la continenza durante il giorno, facendo urinare l'assistito ad orari fissi e cercando di fargli svuotare l'intestino ad orario, possibilmente dopo i pasti (per sfruttare il riflesso creato dal riempimento dello stomaco) ed in particolare di mattino presto dopo l'assunzione di una tazza di bevande calde, se possibile;

  3. chiede alla persona assistita di fare estrema attenzione alla sensazione di necessità a svuotare vescica ed intestino;

  4. favorisce la possibilità di comunicare il bisogno di svuotare vescica ed intestino, anche in caso di disturbo della parola, magari con un campanello od un richiamo acustico;

  5. favorisce la possibilità "fisica" di urinare o defecare, magari ricorrendo ad una sedia ad hoc posizionata vicino al letto, evitando indumenti o pannoloni difficili da togliere ed imparando dal fisioterapista il modo più corretto per alzarlo dal letto, spostarlo  e posizionarlo sulla comoda (pensando anche alla propria schiena, in particolare se la persona assistita è molto più robusta di chi la assiste);

  6. riduce l'assunzione di liquidi nelle ore immediatamente precedenti il sonno;

  7. nel caso di assistenza notturna, fa in modo che il percorso per il bagno o la stanza siano ben illuminati e privi di ostacoli che potrebbero essere pericolosi per la persona assistita e per voi.

 

Un aspetto molto importante dell’assistenza è l’igiene della persona assistita.

L'incontinenza e l'uso del pannolino possono favorire l'insorgenza di un'infiammazione della pelle delle zone inguinali e perineali (dermatiti da contatto); possono essere  fattori importanti nella  loro prevenzione e cura:

 

  1. l'idratazione della cute perianale ed inguinale

  2. il cambiare frequentemente il pannolone

  3. l'uso di pannoloni "anatomici" ed ultra-assorbenti

  4. l'applicazione di pomate protettrici della cute.

 

In particolare, risultano utili le pomate a base di zinco (per le possibili proprietà antisettiche) e l'uso di crema hydrogel per idratare la pelle; l'igiene routinaria dovrebbe essere fatta con detergenti a ph neutro. Il pannolone o la biancheria intima per incontinenza devono essere immediatamente cambiati se bagnati per evitare che l'umidità irriti la pelle.  E' infine di fondamentale importanza lavarsi le mani prima e dopo il cambio pannolone o indumenti per evitare di trasferire batteri alla persona assistita o dalla persona assistita.

 

In caso di incontinenza urinaria associata a stipsi ostinata,

ma con concomitante incontinenza di feci liquide, anche in piccola quantità, il caregiver

 

  1. consulta il medico per escludere la presenza di un fecaloma (feci bloccate nell'intestino che lascia però passare il materiale liquido che si forma a causa della putrefazione delle feci stesse);

  2. controlla con il medico che non vi siano farmaci che favoriscano la stipsi;

  3. verifica che la dieta sia adeguata e che sia adeguata la quantità di acqua assunta (in particolare se ci sono difficoltà di deglutizione!);

  4. riduce al minimo l'immobilizzazione al letto e cerca comunque di mettere la persona assistita in piedi (anche con l'ausilio di presidi, come uno standing o una carrozzina elettronica elevabile);

  5. chiede al medico specialista urologo, gastroenterologo, neurologo o fisiatra se è possibile ricorrere ai sistemi di irrigazione anale.

 

Un importante concetto di assistenza nei pazienti con incontinenza urinaria è che il ricorso al pannolone spesso non è gradito alla persona assistita; tuttavia, in alcuni casi il caregiver impiega il pannolone perché quello è il metodo di assistenza più adeguato in funzione della malattia in atto.

 

Gestire l'incontinenza può essere spesso un problema, specie quando si pensa che la persona assistita quasi volontariamente ricorra ad essa solo per avere un momento di attenzione, oppure quando si viene interrotti per l'igiene in momenti particolari, come la preparazione del pranzo o il riposo; anche i costi per la gestione sono spesso fonte di ulteriori rivendicazioni negative nei confronti della persona assistita.

 

Ammettere il proprio problema è già una buona soluzione, pensare che la persona assistita non ha alcun controllo sulla sua continenza è utile: anche per lei l'incontinenza rappresenta un problema. Un aiuto può essere dato anche dal rimanere informati sui diversi modelli di pannoloni (chiedere al farmacista) a disposizione, cosa che può facilitare - e molto - il gesto e la velocità nel cambiare la persona assistita (cosa di cui lei stessa sarà contenta).

 

, Cuneo

Dott. Gianfranco Lamberti

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